La via chirurgica vaginale

E’ la via di accesso chirurgico preferito nella mia pratica abituale. L’isterectomia totale che viene effettuata per via vaginale inizia tramite un incisione che viene effettuata internamente alla vagina, e tutto il resto dell’intervento viene effettuato per via vaginale. Se non vi sono complicanze particolari e rarissime che obblighino all’apertura dell’addome, non rimangono cicatrici visibili. Ma non è per ragioni estetiche che molti chirurghi prediligono l’effettuazione dell’intervento chirurgico per via vaginale, ovviamente quando possibile. Le ragioni che fanno preferire la via di accesso vaginale sono estremamente logiche e condivisibili: tutti i principali fattori che portano al progressivo sviluppo di un danno a carico del pavimento pelvico sono dovuti all’effetto lungo termine di forze che agiscono sui tessuti vaginali e sui tessuti fasciali immediatamente sovrastanti e comunque connessi alla vagina; la gravidanza stessa comporta un carico elevato che per lunghi mesi grava sui tessuti fasciali sopra-vaginali e vaginali che vengono modificati e resi cedevoli dagli ormoni della gravidanza; il parto stesso è uno sforzo molto importante che conduce ad una distensione molto rilevante (come documentato da numerosi studi scientifici) di tutti i tessuti del canale vaginale, modificandoli in maniera solo parzialmente reversibile; principalmente per le ragioni appena esposte i difetti del pavimento pelvico si mostrano soprattutto osservando la donna “da sotto”, per cui la via vaginale risulta essere la più idonea per tutte le procedure chirurgiche ricostruttive che vogliono riparare con successo i danni e le disfunzioni verificatesi in questo importante e complesso distretto anatomico (concetto di chirurgia sito-specifica).

 

«La chirurgia di questa patologia, che ormai rappresenta uno degli interventi maggiormente eseguiti in ambito ginecologico, è molto cambiata rispetto a qualche decennio fa. Una volta esisteva una tecnica unica, oggi invece abbiamo a disposizione diverse tecniche, che si evolvono anno dopo anno, di cui lo specialista può avvalersi, scegliendo quella più indicata per il singolo caso». A seconda della gravità e dell'età della donna si interviene, ogni qualvolta si abbia l’impressione che i tessuti della paziente siano “buoni” ed idonei ad essere utilizzati per la ricostruzione, con la chirurgia fasciale con la quale si ricostruisce il pavimento pelvico usando le strutture fasciali già presenti oppure si può intervenire con la chirurgia protesica, che consiste nell'inserimento di una piccola rete protesica biocompatibile, di polipropilene od a struttura mista, in grado di sostenere gli organi e riposizionarli correttamente, mantenendo la mobilità caratteristica degli organi pelvici.

Nell’intervento per via vaginale, a prescindere che si effettui l’intervento di colpoisterectomia (asportazione dell’utero per via vaginale) o meno, si posizionano dei punti di sutura trasversali sui tessuti fasciali della paziente quando questi siano almeno apparentemente di buona qualità, con lo scopo di ispessire tessuti fasciali stessi e di creare dei “neo-legamenti”, così da creare un piano si sostegno agli organi tale da sostenerli e da ripristinare la funzione dei legamenti che si sono deteriorati e la cui funzione è ormai deficitaria. Sia che si opti per la chirurgia fasciale sia per quella protesica, comunque, si cerca sempre, nei limiti del possibile, di privilegiare la via vaginale, rispetto a quella addominale molto usata in passato: anche se più complessa infatti alla prerogativa di essere molto “meno invasiva”: meno impegnativa del punto di vista anestesiologico, tanto che l’intervento viene ordinariamente effettuato in anestesia spinale, e solo occasionalmente viene associata una blanda sedazione, molto meno rischiosa del punto di vista infettivologico, specie nelle pazienti in forte sovrappeso, per le quali la chirurgia vaginale rappresenta quasi sempre la tecnica di prima scelta; è pure caratterizzata da un periodo postoperatorio molto meno doloroso, ed offre soprattutto, a guarigione avvenuta, un risultato anatomico funzionale sempre molto soddisfacente.

Le nuove tecniche sono fondamentali però da sole non bastano per garantire la buona riuscita dell'intervento e soprattutto del post-intervento: molto sta alla sensibilità ed esperienza del medico; un’altra importante variabile per la riuscita e la durata a lungo termine dell’intervento è la “qualità” dei tessuti della paziente, che, purtroppo, non è possibile conoscere prima dell’intervento. Ultimo, ma non meno importante variabile per il corretto formarsi della cicatrizzazione e per la durata dell’intervento nel tempo è la qualità del periodo di convalescenza inteso come astensione della paziente dall’effettuazione di sforzi importanti che possano ostacolare la corretta formazione delle cicatrici intorno i punti di sutura, danneggiando così i nuovi legamenti in via di formazione.

 

In ogni caso la scelta della via di accesso chirurgico è sempre frutto di un bilancio multifattoriale di svariate ragioni che possono dipendere anche da altre malattie della paziente, da forme di infermità che non consentono di disporre la paziente in modo idoneo per la chirurgia con accesso vaginale, nonché da altri fattori che devono essere discussi, programmati e decisi di volta in volta con il chirurgo ginecologo che effettuerà l’intervento e con gli eventuali altri specialisti che concorrono con il loro contributo a tutelare la salute della paziente.

Dott. Fabio Muggia
Ambulatorio Ginecologico
presso ”Centro di Medicina” (www.centrodimedicina.com)
Viale della Repubblica 10/b 31050 Villorba (TV) - Italia
P.I.: 04283160267 

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