Contraccezione responsabile

La ricerca di una contraccezione che soddisfi le esigenze di pianificazione familiare della donna e della coppia, che sia in linea con le necessità ed i desideri di gestione espressi e che sia al contempo rispettosa della salute, della forma fisica e dell'immagine corporea, nell'ottica di una completa soddisfazione relativamente al rapporto con se stessa e con il contesto psico-socio-culturale con cui la donna si relaziona.

La “pianificazione familiare”, o “controllo delle nascite”, o "contraccezione" o "controllo della fertilità" riflette attualmente in maniera più globale precisa l'interesse crescente per le problematiche di pertinenza esclusivamente della donna come tale, svincolata ormai, nella gran parte dei casi, dalle esigenze della procreazione ed particolari assetti e collocazioni sociali, ed anche da una particolare ricerca di un ruolo nella società attuale. Ogni giorno osserviamo, ed è possibile fermarlo, che la naturale fertilità della donna non è più, di per se stessa un elemento unicamente positivo ma, anzi, anticorpi momenti nei quali una donna desidera avere una gravidanza, creare un figlio, e spesso un grave ostacolo al benessere individuale, della coppia e quindi anche sociale.

Un metodo contraccettivo o chiamarsi tale quando ostacola temporaneamente, cioè in maniera completamente reversibile e non definitiva od irreversibile, il fisiologico processo di fecondazione, andando ad interferire con uno o più fattori di fertilità a livello femminile oppure maschile. Ben altro discorso, infatti, è da farsi relativamente alla "sterilizzazione" in quanto procedura chirurgica è per sua stessa natura un intervento a carattere "irreversibile", permanente, definitivo.

Il metodo contraccettivo, per sua stessa natura e per il suo campo di applicazione estremamente vasto, deve essere innanzitutto efficace, non deve essere dannoso alla salute e di avere una buona accettabilità in termini di effettuabilità e di scarso numero, tipo ed intensità degli effetti collaterali arrecati alla donna.

I metodi contraccettivi sono numerosi e diversi fra di essi:

vi sono i "metodi ritmici" che utilizzano periodi fisiologici di infertilità, come, ad esempio, alcuni giorni dopo il ciclo mestruale, nelle prime settimane dopo il parto oppure durante il periodo in relazione, nell'età immediatamente premenopausale e durante gli anni della menopausa;

vi sono i "metodi tradizionali" quali elenchiamo il "coito interrotto" ed il “condom”o “profilattico” i quali, entrambi, hanno il compito di evitare la penetrazione degli spermatozoi in vagina; i metodi di barriera femminili, che hanno il compito di bloccare l'ascesa degli spermatozoi nel canale cervicale, e che sono costituiti dagli spermicidi, dal diaframma e dal cappuccio cervicale, attualmente sono caduti largamente in disuso per la scarsa praticità, sicurezza ed accettabilità che presentavano. Merita ricordare che il condom o profilattico, a fronte del rischio, seppure raro, di rottura, unitamente allo svantaggio di causare una certa perdita di sensibilità ed entrambi componenti della coppia e del fatto che la sua applicazione di un'interruzione del rapporto sessuale, ha il vantaggio che la sua utilizzazione e facilmente comprensibile, facilmente applicabile, di basso costo, che non comporta alcun rischio per la salute e che, anzi, deve essere il metodo contraccettivo di scelta quando il partner è affetto da malattie sessualmente trasmissibili, è anche quando, per ragioni mediche, non si possono utilizzare altri tipi di contraccettivi; deve essere considerato il metodo contraccettivo di prima scelta nel caso di rapporti sessuali occasionali o, quando, all'inizio della relazione, non vi sia ancora particolare sicurezza sullo stato di salute e sulle intenzioni procreative del partner.

La contraccezione ormonale a base di contraccettivi ormonali orali estroprogestinici ha rappresentato un importante svolta nella storia della pianificazione familiare ed ha contribuito a modificazioni in costume concedendo per la prima volta alla donna la possibilità di una contraccezione estremamente efficace che consentisse di separare pressoché definitivamente l'attività sessuale, ancorché vista come estensione corporea di un rapporto affettivo, dalla funzione riproduttiva. La prima "pillola" approvata come "dispositivo anticoncezionale" risale all'anno 1960, per cui attualmente l'esperienza medica in tema di contraccezione è di oltre mezzo secolo. I contraccettivi orali a base di ormoni estrogeni e di ormoni progestinici si differenziano oggi gli uni dagli altri era il tipo e la quantità di estrogeni e progestinici utilizzati e per le varie combinazioni che ne risultano, cosicché, grazie al continuo progredire delle ricerche farmacologiche, si può dire che attualmente disponiamo di una così vasta gamma di contraccettivi ormonali orali da poter far fronte alle più svariate necessità cliniche della donna. Nell'ambito della contraccezione ormonale orale oggi esiste anche la cosiddetta "minipillola" a base di solo progestinico, le cui indicazioni, ambiti e i limiti la pongono soddisfare pienamente una certa tipologia di donna. La contraccezione ormonale orale ha anche numerosi ed importanti effetti non solo sugli organi genitali ma anche su altri organi e sistemi, tra cui il fegato, il lipidi nel sangue, la coagulazione, il sistema cardiovascolare, la tiroide, il surrene ed anche sulla crescita scheletrica; per tali importanti ragioni la prescrizione della contraccezione orale deve essere necessariamente effettuata da parte del medico attento ed esperto, che sappia valutare non solo le richieste della paziente ma anche il complesso rapporto tra i benefici di cui andrà a godere l'assistita e dei rischi ai quali essa verrà ad essere esposta, in modo da organizzare un percorso di screening e diagnostico che gli permette di scegliere il sistema contraccettivo sicuro ed adatto alla donna che si ha di fronte.

I dispositivi intrauterini (D. I. U. – I. U. D. - Intra Uterine Device in inglese) popolarmente chiamati anche con il termine di "spirale", sono dispositivi costituiti in materiale sintetico fatti apposta per essere inseriti, tramite l'utilizzo di uno specifico tubicino introduttore, all'interno la cavità uterina, per poi rimanere in tale sede fino a un limite massimo di 3,4 o 5 anni, a seconda delle indicazioni della casa farmaceutica produttrice del dispositivo. La struttura di materiale sintetico serve da supporto a quello che è l'elemento attivo che determinerà il potere contraccettivo del presidio ed i suoi effetti sul ciclo mestruale. I dispositivi intrauterini se le grandi categorie: quella a base di rame e quelli a base di un ormone progestinico, il levonorgestrel. Ogni tipo di dispositivo intrauterino alle sue precise indicazioni, controindicazioni e campi di applicazione particolari. La procedura di inserimento del dispositivo intrauterino in utero deve essere effettuata nel rispetto di precise regole di antisepsi deve essere accentuata con assoluta precisione, in modo tale che il dispositivo possono collocarsi correttamente all'interno della cavità uterina; in caso contrario l'efficacia contraccettiva sarà compromessa nella donna potrà avvertire sensazioni di fastidio di dolore o simil-mestruali.

Per le ragioni sopra esposte io personalmente effettuo l'applicazione del dispositivo intrauterino esclusivamente sotto continuo controllo ecografico in modo da essere perfettamente sicuro della posizione in cui il dispositivo resterà collocato, potendo pure rilasciare immediatamente al termine della visita un'idonea prova documentale ecografica alla donna. È parimenti mia abitudine, e forse è un mio scrupolo eccessivo, quello di consigliare alla donna una breve antibioticoprofilassi da effettuarsi in circa quattro ore prima che avvenga l'introduzione del dispositivo intrauterino all'interno della cavità uterina stessa. Infatti, benché sia raro il rischio di infezione intrauterina, ricordiamoci che le prime pubblicazioni relative ai dispositivi intrauterini risalgono al 1928, ossia in epoca preantibiotica mentre la diffusione dell'uso di dispositivi è aumentata solamente dopo il 1960, cioè dopo che sul mercato erano disponibili antibiotici in grado di far fronte alle rare, ma sempre temibili, infezioni della cavità uterina e, talora delle peritoniti che di seguito si potevano sviluppare.

Attualmente si può dire che l'inserimento del dispositivo intrauterino sia a scopo contraccettivo che terapeutico, e qui parliamo dei dispositivi intrauterini che utilizzano un ormone progestinico (Levonorgestrel), e che hanno la caratteristica di ridurre al minimo le perdite ematica mestruale mensile, avendo cura di porre in atto tutte le precauzioni necessarie atte a prevenire gli effetti collaterali complicanze, sia una pratica del tutto sicura e di soddisfazione per tantissime donne e per lunghi anni, dalla contraccezione in età fertile al bilanciamento di una terapia sostitutiva estroprogestinica in età menopausale.

in conclusione si può affermare che al giorno d'oggi pressoché ciascuna donna riesce, con le proprie ginecologo, un sistema di contraccezione che sia pienamente soddisfacente nei confronti delle esigenze e giustamente rispettoso nei confronti della pesante non è detto che si riesca a individuare immediatamente ed al primo tentativo il metodo di controllo delle attività più adatto alla non richiede, poiché talora possono manifestarsi effetti collaterali indesiderati e costringono o consigliano di cambiare la scelta del prodotto.

Ma questo è il percorso che la donna, nell'interesse, un grande spirito di collaborazione, deve compiere con il ginecologo che ha prescelto per condividere il percorso alla ricerca del proprio benessere.

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Errore valutativo: I.U.D. in utero bicorne

Dott. Fabio Muggia
Ambulatorio Ginecologico
presso ”Centro di Medicina” (www.centrodimedicina.com)
Viale della Repubblica 10/b 31050 Villorba (TV) - Italia
P.I.: 04283160267 

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