Pap-test, referto e significato

Il Pap-Test ovvero la "citologia cervico-vaginale secondo Papanicolaou" consiste in un prelievo di un campione di cellule provenienti dalla vagina, ma soprattutto dalla cervice (collo uterino) e dall’endocervice, con una modesta popolazione cellulare proveniente dalla cavità endometriale che viene effettuato tramite una piccola spatola generalmente fatta di legno ed un piccolo spazzolino cilindrico di materiale sintetico che vengono, successivamente al prelievo, strisciate su un vetrino per l'osservazione microscopica. Il prelievo e lo striscio sul vetrino devono essere fatte a regola d'arte perché le cellule devono essere rese dalle sedi anatomiche più corrette ed in base alla mia specifica della donna e lo striscio deve essere effettuato sul vetrino il modo corretto così da non essere troppo sottile oppure di spessore troppo elevato ma, come si definisce in tale ambito, il preparato deve essere "adeguato"; nel caso, infatti, di un preparato a "inadeguato", la lettura al microscopio del preparato e la sua corretta interpretazione anatomopatologica possono non essere soddisfacenti.

Lo scopo dello screening citologico secondo la tecnica di Papanicolaou è quello di effettuare la diagnosi precoce della neoplasia cervicale.

Allo scopo di ottenere un campione citologico soddisfacente, la donna è bene che eviti di introdurre in vagina farmaci, come ad esempio ovuli, candelette oppure creme vaginali, che si astenga dall'avere rapporti sessuali, e che eviti irrigazioni locali nelle 24 o, meglio ancora 48 ore che precedono il prelievo. L'eventuale presenza di un minimo sanguinamento non disturba il prelievo, purché sia effettivamente minima entità.

È sempre prudente che la donna giunga ad effettuare il prelievo per il paptest portando con sé un piccolo assorbente igienico, in quanto, frequentemente al prelievo citologico segue una piccola perdita di qualche goccia di sangue.

Ipercheratosi, Paracheratosi, , metaplasia, displasia, carcinoma, condiloma, “in situ”…: che cosa significano questi termini?

Ipercheratosi è un termine che indica un ispessimento dello strato corneo cioè un aumento di spessore delle cellule dello strato superficiale, in questo caso delle cellule del collo dell'utero; tale fenomeno si sviluppa più spesso a seguito di infiammazioni, ma può anche nascondere una sottostante lesione preneoplastica. All'esame colposcopico, dopo il trattamento con acido acetico, le aree affette da ipercheratosi appaiono biancastre e spesso anche opache.

Paracheratosi è un termine che sottolinea un difetto di maturazione della cellula squamosa superficiale, in questo caso del collo dell'utero; anche questo fenomeno si può sviluppare a seguito di infiammazioni, ma anche esso può indicare che nei pressi può essere presente una lesione preneoplastica. All'esame colposcopico, dopo il trattamento con acido acetico, anche le aree affette da paracheratosi spesso appaiono biancastre.

Metaplasia è un termine che indica un processo normale di sostituzione dell'epitelio cilindrico mucosecernente da parte dell'epitelio piatto stratificato; è un processo di evoluzione di questa particolare area che si chiama “zona di trasformazione” , che fa normalmente parte dell'evoluzione dell'apparato genitale femminile, e che di per sé non indica alcuni tipo di patologia neoplastica o preneoplastica in corso. Si tratta, comunque di una donna particolarmente a rischio per lo sviluppo di tumori del collo dell'utero quando subisce gli effetti biologici dovuti alla presenza di papillomavirus. L'esame colposcopico è fondamentale nella valutazione della corretta evoluzione del processo di metaplasia.

Displasia è un termine che indica, nella paziente asintomatica cioè, che soggettivamente non abbiate alcun tipo di segnale di malessere, uno “sviluppo cellulare disordinato”; il termine di displasia comprende tutti disturbi della maturazione e differenziazione delle cellule dell'epitelio (rivestimanto) superficiale del collo dell'utero, tuttavia non sono ancora classificabili come "carcinoma in situ". Si tratta di una lesione preneoplastica a tutti gli effetti è senza ombra di dubbio. Necessita di essere osservata nella sua evoluzione e trattata se e quando necessario in modo corretto e completo; successivamente, dopo la terapia che prevede l'asportazione o la vaporizzazione del tessuto affetto da displasia, l'area e l'organo devono sempre essere tenuti periodicamente sotto scrupolosa osservazione.

Le displasie non danno sintomi, non si vedono a occhio nudo nudo e sono visibili solamente osservando il collo dell'utero tramite un apparecchio specifico in grado di ingrandire tantissimo (da sei a 20 volte) la superficie dei tessuti osservati, e con l'ausilio di coloranti: il colposcopio.

All'esame colposcopico, dopo il trattamento con acido acetico, le aree affette da displasia mostrano caratteristiche colposcopica che vengono variamente definite in base all'aspetto visivo: si parla di “epitelio aceto-bianco”, di "epitelio punteggiato", di "mosaico", di "anomalie vascolari". Tutti questi reperti colposcopici si mostrano con vari gradi di severità, dai gradi più lievi a gradi più rilevanti, cui di solito corrispondono delle lesioni istologicamente meno gravi oppure lesioni più gravi come ad esempio il “carcinoma in situ” o anche il “carcinoma invasivo”. Le displasie sono infatti classificate come "lievi", "moderate" e "severe".

Carcinoma in situ” è la definizione di una lesione ancora contenuta nello spessore dell'epitelio di rivestimento; attualmente possiamo affermare che il "carcinoma in situ" è una lesione suscettibile di essere trattata completamente altre procedure terapeutiche minori come ad esempio delle biopsie più o meno ampie, sia effettuate tramite la specifica pinza da biopsia che tramite l'ansa a filo (LLETZ –LEEP) dell’”elettrobisturi a radiofrequenza”. Se questa lesione neoplastica intraepiteliale viene lasciata a se stessa, cioè viene lasciata evolvere senza praticare il giusto trattamento, secondo tempi che non è possibile prevedere a priori, e se si trasformerà in una lesione invasiva, ovvero nel "carcinoma invasivo".

Carcinoma microinvasivo” e “carcinoma invasivo” sono le lesioni tumorali che sono riuscite a “rompere” la “barriera di sicurezza" rappresentata dalla membrana basale al di sotto dell'epitelio. Rappresentano sempre una lesione tumorale importante è che richiede un ben preciso, e spesso esteso, intervento chirurgico, talora associato anche ad altri tipi di terapie (radioterapia, chemioterapia) e la prognosi è spesso anche incerta, con possibilità di persistenza della malattia, con tutto ciò che ne consegue.

Condiloma” e “papilloma” sono i nomi che vengono date alle lesioni in sede genitale, caratterizzate da crescita superficiale, verso l'esterno, quasi sempre attribuibili alla presenza di papillomavirus umano, e che rappresentano la lesione cutanea che già conosciamo con il termine di "verruca".

Dott. Fabio Muggia
Ambulatorio Ginecologico
presso ”Centro di Medicina” (www.centrodimedicina.com)
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